Vocem cum cithara dedit

Cantare Orazio nell'Alto Medioevo

Stefano Albarello: canto, cithara e lyra


La presenza di un nutrito numero di carmina oraziani accompagnati da notazione musicale, sebbene apparentemente insolita, si rivela un aspetto non eccezionale per la cultura poetico-musicale dell'Alto Medioevo. Dall'epoca carolingia in poi, le odi di Orazio e dei poeti tardo Antichi erano diventate un elemento fondamentale negli studi latini; sebbene pagane, ne venivano riconosciuti la purezza grammaticale e il fascino compositivo dei metri classici. La diffusione dello studio della metrica classica all'interno delle scuole cattedrali e monastiche, unita alla continuità della scrittura poetica nella liturgia con gli inni, favorì lo studio dei metri classici fino a generare addirittura forme cantate. Così, all'interno delle raccolte manoscritte della poetica di Orazio, segni di notazione musicale sembrano accompagnare un certo numero di questi carmina. La nostra interpretazione dei carmina oraziani si basa sulla trascrizione in metro quantitativo, cioè nei ritmi accentuativi tipici dei metri classici; ciò consente un approccio interpretativo molto diverso da quello proposto dalla musicologia per gran parte del Novecento.

I quattordici carmina che qui presentiamo, i pochi di cui possiamo essere ragionevolmente certi circa la determinazione della melodia, ci offrono un repertorio insolito (almeno secondo la nostra moderna percezione del canto medievale). Il loro ritmo, dettato proprio dalla quantità metrica del verso, rivela un flusso particolare del canto, con ritmi apparentemente irregolari se confrontati con la trasformazione, sia poetica che musicale, che si sarebbe verificata a partire dal XIII secolo. Questa raccolta di canti è contraddistinta da un denominatore comune caro agli intellettuali dell'epoca: si tratta di canti ritmici in parte adattati, in parte creati appositamente, nello stile compositivo dell'innodia. Come è noto, conosciamo solo una piccola parte del repertorio melodico degli inni e alcune di queste, applicate ai carmina, potrebbero probabilmente farne parte.

Se consideriamo questo particolare repertorio di canti come l'espressione conviviale di un ambiente colto, certamente legato a scuole di prosodia, possiamo immaginare che i cantori si esibissero accompagnandosi con la lira o strumenti simili allora in uso. Vale la pena ricordare che la pratica di suonare la lira (o hearp) per accompagnarsi nel canto era in auge, soprattutto negli ambienti benedettini di Britannia e Irlanda. Questo suggerisce che la presenza, nei manoscritti, di canti legati alla poesia Tardo Antico, in un contesto in cui essi costituivano un ausilio alla pratica della metrica classica, potesse costituire un repertorio da eseguire in occasioni conviviali.


Programma

Quintus Horatius Flaccus

CARMINA

Carm. 1.5Quis multa gracilisaschepliadeo III

Carm. 3.13O fons Bandusiaeaschepliadeo III

Carm. 3.9Donec gratus eram tibiaschepliadeo IV

Carm. 1.1Maecenas attavisaschepliadeo I

Carm. 1.15Pastor cum traeretaschepliadeo II

Carm. 1.24Quis desiderio sit pudoraschepliadeo I

Carm. 2.2Nullus argento color est avarissaffico minore

Carm. 1.33Albi ne doleasaschepliadeo II

Carm. 1.23Vitas hinnuleo me similisaschepliadeo III

Carm. 1.3Sic te diva potens Cypriaschepliadeo IV

Carm. 1.9Vides ut alta stet nivesalcaico

Carm. 1.22Integer vitae scelerissaffico

Carm. 3.12Miserarum est nec amoriionico

Carm. 4.11Est mihi nonumsaffico


Stefano Albarello si occupa di musica antica approfondendo oltre il campo musicologico, la prassi del canto e degli strumenti a pizzico occidentali e mediorientali. Opera da anni nel concertismo come solista e direttore di insiemi; ha all'attivo concerti in tutto il mondo. Ha partecipato come solista ad oratori ed opere barocche. Ha all’attivo collaborazioni nella musica araba, ottomana ed ebraica tra cui: l'Orchestra Arabo Andalusa di Tangeri e Moni Ovadia – nel teatro: Corrado Augias, Don Andrea Gallo, David Riondino, Moni Ovadia, Luigi Lo Cascio – nella danza con Micha Van Hoecke. Ha partecipato ad incisioni discografiche per le più importanti case discografiche del settore. Ha collaborato alla realizzazione di colonne sonore per il teatro e il cinema tra queste le più prestigiose: I Picari di Mario Monicelli – Io Don Giovanni di Carlos Saura. Dal 1988 è direttore dell'Ensemble Cantilena Antiqua con il quale svolge attività di ricerca, incisioni discografiche e concerti su repertori medievali e rinascimentali in prima esecuzione. Docente a Lucca di Canto delle liturgie e direttore del Laboratorio permanente del Dramma Sacro, ha insegnato musica medievale presso il Conservatorio Pedrollo di Vicenza. Tiene corsi e stages in internazionali di interpretazione vocale e strumentale medievale con particolare riguardo al canto liturgico e paraliturgico monodico e polifonico e alla musica colta ottomana e araba. Collaboratore artistico e scientifico dell'Accademia della Crusca e del Festival Dante 2021 di Ravenna per le manifestazioni su Dante Alighieri, per cui ha pubblicato un saggio sulla “Musica al tempo di Dante” (Anno I/2011 Longo Editore). Dal 2017 è professore a contratto presso l'Università di Parma dove tiene lezioni inerenti a “l'arte della registrazione”, per il corso di laurea di “Comunicazione e media contemporanei per le industrie creative”. Svolge attività come ingegnere del suono e direttore di registrazione per numerose case discografiche internazionali ricevendo negli anni riconoscimenti della critica di settore per la qualità dei lavori pubblicati.


Modalità di partecipazione

Ingresso libero, previa prenotazione, scrivendo a concerti@vivariumnovum.net (entro e non oltre le ore 16 di venerdì 23 gennaio 2026).


Previous Post