Testimonianze ex alunni

L'Accademia diede a me e alla mia vita un impulso sí grande da potersi descrivere a mala pena. Passato l'anno presso l'Accademia, non solo ero in grado di leggere e scrivere in latino e in greco, ma - cosa molto piú importante - ardevo di passione per le lettere classiche. Leggevo opere storiche, e filosofiche, e retoriche, non per trovare un angolino ricoperto di somma oscurità, grazie al quale mi sarei presentato agli altri come uno specialista - che è, mi sembra, l'usanza comune dappertutto fra i dotti - ma per diventare un uomo migliore.
(Patrick Owens, Americanus, professore di lingua latina all'Università del Wyoming.)

 

Ecco l'Umanesimo! L'Accademia Vivarium novum m'ha portato con mano alla vita beata. Quasi nulla ho dimenticato, di ciò che imparai all'Accademia Vivarium novum. Ho conservato la vera amicizia, e questo è qualcosa di mirabile, nonché di grande importanza, nella mia vita.
(Charles Bettendorf, studente di lettere classiche al Collegio Reed di Portland.)

 

Sono stato talmente scosso dal metodo d'insegnamento vivo che mi sono accorto, in definitiva, [...] - essendomi servito di queste vie piú gradevoli, che conducono alla massima e alla piú rispettabile conoscenza delle lingue latina e greca - d'essermi persuaso di dover da questo punto intraprender la strada dell'insegnamento - penso, infatti, che questo sia un ottimo servizio da rendere al genere umano - affinché ciò che so possa quanto prima svilupparsi nell'animo dei miei futuri studenti, e l'Antico possa costituire un esercito ben ragguagliato e allenato che difenda dalla barbarie ovunque diffusa i nostri studi assediati.
(Aldo A. Toledo Carrera, studente di lettere classiche e assistente d'elementi di lingua latina all'Università nazionale autonoma del Messico.)

 

Appresi dai nostri maestri di Montella un nuovo e conveniente sistema per imparare il latino e il greco, che mi rendesse in grado di capire a fondo e autenticamente la letteratura latina e greca. Vi dirò, perciò, che se c'è una via per guardare alla latinità e alla grecità con occhio accuratamente scrutatore, è questa che viene indicata da tutti gli ottimi maestri dell'Accademia Vivarium novum. Poiché il metodo usato lí nelle lezioni non è costituito solo da un certo uso di queste lingue, ma pure dall'esercizio quotidiano, e in questo modo è facilissimo far sí che gli studenti imparino giornalmente innumerevoli locuzioni latine e greche.
(Carlos Rosacastro, dottore in lettere classiche all'Università nazionale autonoma del Messico, ora insegnante.)

 

Non avendo usato per circa otto mesi, null'altra lingua che non fosse la latina, leggo ora le opere degli scrittori latini molto piú speditamente di prima. Spesso ho visto per il solo tramite dei miei occhi - cosa che, tra l'altro, non giudico affato di poco conto - i monumenti antichi, avendo noi tutti sia fatto delle gite insieme (a Ostia, Cuma, ecc.), sia avuto l'occasione d'andare a Roma settimanalmente. Cose del genere - ne sono convinto - sono un incoraggiamento agli studi classici non minore della stessa letteratura.
(Arseny Vetushko - Kalevich, Rutenus, Pietroburgo.)

 

Dapprima fui scioccato. Cos'è mai questo? Perché poi dovrei far cosí? Perché dovrei parlar soltanto in latino?! (A quel tempo, infatti, non avrei potuto scriver neanche una frase, che si potesse dir latina). Che beneficio potrebbe darmi una sconosciuta accademia latina? Eppure io e il mio amico Pietro ci mettemmo in viaggio per Napoli, e da lí per Montella, dove fummo tra i primissimi alunni dell'Accademia Vivarium novum, rimanendovi per un intero anno invero pieno di gioie. Già altri amici e studenti dell'Accademia hanno abbondantemente detto dei tesori delle lettere, delle provviste dell'umanesimo e delle fonti di vera amicizia che possono trovarsi all'Accademia Vivarium novum. A tutto ciò io aggiungo la mia testimonianza concorde.
(Bořivoj Marek, studente di lettere classiche all'Università carolina di Praga.)

 

Con cosa mi sarei dovuto misurare, l'ignoravo del tutto; per cui, prima che ci fossi stato di persona, avevo preso l'impegno di tornare a Praga dopo un solo semestre. Ma tutto ciò che vi trovai —sia le solide amicizie, sia gli studi meravigliosi— ebbe in me una forza tale non solo da farmi decidere di rimaner tutto l'anno, ma anche di restaurare e promuovere piú vivaci studi della latinità nella Repubblica ceca.
(Jiří A. Čepelák, studente di letteratura latina e storia [laurea magistrale] all'Università carolina di Praga; insegnante d'elementi di lingua latina e di composizione latina all'Accademia Vivarium novum.)

 

Nell'Accademia Vivarium novum, d'altro canto, la cui sede era a quel tempo in un posto graziosissimo e ameno, non solo ascoltai per un intero anno lezioni e discorsi in latino, e io stesso potei discutere vari argomenti, ma sperimentai anche cosa significhino veramente l'umanità e la cortesia. Leggemo pure, lí, assieme a maestri esimi, molte opere di buoni e antichi scrittori, per seguir piú facilmente in vita la retta via. Quando mi reco all'Urbe, dove ora la nostra accademia ha una sede nuova e molto piú ampia, per visitare i miei amici, sento di tornare a casa.
(Petr Honč, ricercatore in storia ecclesiastica all'Università carolina di Praga.)

 

Ricordo bene come, prima di recarmi all'Accademia, non fossi in grado di mettere insieme una frase in latino e quanto la letteratura latina mi facesse sudare. Ora, dopo avervi passato del tempo, leggere e attinger dagli autori latini le cose nuove è per me una gioia e un diletto; e ciò è di grande utilità, affinché io stesso, insegnando, promuova meglio la latinità e avverta piú facilmente ciò che gli scrittori del passato ci hanno tramandato.
(Jan Morávek, studente di lettere classiche [laurea magistrale] all'Università carolina di Praga. Insegna il latino in privato.)

 

Lí, Luigi Miraglia accendeva gli spiriti di tutti noi colla passione per le lettere classiche, c'insegnava la lingua greca e la latina, forniva noi adolescenti d'un esempio morale da imitare e nutriva a sue spese gli studenti nei santuari delle Muse con tanta carità e liberalità da non sembrar dissimile da Guarino da Verona, che, come scrive Ludovico Carbone suo allievo, «trattando come figli tutti gli adolescenti che ricercassero avidamente le lettere, non solo gl'impartiva con gran piacere la propria conoscenza, ma attingeva molto spesso alle sue stesse sostanze per farli emergere».
(Giuseppe Marcellino, ricercatore alla Scuola normale di Pisa.)

 

La piú gran cosa che la vita nell'Accademia può suscitare è quell'amor degli studi che conduce a una passione piú profonda per la sapienza. È questo, infatti, il fine della vita in comune e dell'uso della lingua: nutrire ἔρωτα οὐράνιον [amor celeste] che unico e solo va venerato. Quest'amore può esser riconosciuto dal fatto che desidera sempre scoprir nuove cose, è avidissimo di sapere, abbraccia pienamente la sapienza. Qualsiasi amore è desiderio di cose assenti, ma chi arde per la sapienza se ne augura il massimo, e chi sente di non averne, e pertanto la chiede, già la raggiunge. Questa passione per la sapienza può essere svegliata, in Accademia, soprattutto leggendo, ascoltando e pensando; non, però, affinché ciascuno s'immerga nei propri penetrali, ma disputi cogli altri e abbia prova della verità.
(Jan Orszagh, Slovaco)

 

Posso a mala pena enumerare quante cose io abbia potuto non solo imparare, ma addirittura assimilare, in quest'anno montellese, ma, tra esse, ciò che riguarda l'erudizione e la padronanza delle lingue rappresenta solo una parte: il resto ha a che fare col modo di vivere e colla vita tutta. Cosa significasse la letteratura, a che fine la leggessimo, cosa avessero a che fare con noi gli scrittori e le loro opere, e infine cosa potessero mettere in campo per l'uso di tutti: in tali e simili questioni mi sono imbattuto. La risposta l'ho ricevuta in un'originale comunione di maestri e allievi.
(Petr Bara, Ungherese.)