Storia dell'Accademia

Le origini

L'Accademia affonda le sue radici in un'esperienza assai formativa che alcuni dei suoi membri fondatori vissero negli anni '80 nel golfo di Napoli, sul verde e disabitato isolotto di Vivara, oggi Riserva Naturale dello Stato. Lì un anziano studioso di scienze naturali, profondo conoscitore delle discipline umanistiche, esortava i giovani a liberarsi dalla mentalità corrente, dal consumismo individualistico e dalla sete di onori e di guadagno per risvegliare l'infiacchita coscienza morale e dedicarsi al miglioramento di sé stessi e degli altri attraverso il confronto con quanto di bello e nobile lo spirito umano ha nei secoli prodotto e scoperto.

Apparve sùbito chiaro che, per una vera ripresa d'una formazione umanistica basata sul continuo dialogo coi classici antichi, medievali e moderni, era necessario ripensare ab imis fundamentis la didattica delle lingue in cui quei classici s'erano espressi, e l'intera impostazione degli studi, che da tempo avevano abbandonato la strada delle humanae litterae per imboccare quella, tutta positivista, delle Altertumswissenschaften.

   

I primi convegni internazionali

I giovani che vivevano su Vivara cominciarono così a sperimentare un nuovo approccio al latino, al greco e all'immenso patrimonio in queste lingue tramandato; da quest'esperienza nacque il convegno internazionale "Latino sì, ma non così", svoltosi a Procida nel 1991; e il grido d'allarme di circa trecento studiosi di tutt'il mondo nel convegno "Docere" del 1998, dove si denunciò il pericolo che le discipline classiche correvano nelle scuole di tutt'Europa, e si mostrò quanto efficaci potessero essere nuove strade d'insegnamento. Il convegno, organizzato con la collaborazione attiva e determinante dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, ebbe una notevole risonanza su tutti i mezzi di stampa, e permise, grazie alla presenza di docenti di università e istituti di ricerca d'ogni continente, di lanciare l'idea d'un grande Centro internazionale di studi umanistici da collocarsi in quell'Italia che da Pitagora e Parmenide al Vico e al Gravina era stata sempre la scuola della paidèia e dell'humanitas. All'appello risposero più di cinquanta atenei da ogni parte del globo; e dopo due anni di preparativi, nacque nel 2000 la fondazione Mnemosyne, per la creazione d'un Centro internazionale di studi classici e d'una Scuola d'alta formazione umanistica.

   

La creazione d'un Centro di studi umanistici

Il luogo in cui avrebbero dovuto veder la luce queste istituzioni era stato individuato nella Magna Grecia campana, tra Paestum e Velia; ma difficoltà varie costrinsero a mutare obiettivo. In attesa di trovare una collocazione definitiva, il Centro veniva avviato nella rustica sede dell'Accademia Vivarium novum sita in Montella (AV), nelle verdi valli dell'Irpinia: lì cominciarono a confluire giovani da tutte le parti del mondo, inviati dalle rispettive università per uno o più anni di alta formazione. Gli studenti passati per il Vivarium novum provenivano da Albania, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Corea, Croazia, Estonia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Messico, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Russia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Ungheria; nel frattempo, mentre s'avviavano corsi ordinari e straordinari e cominciava la vita della scuola, fervevano i rapporti di collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici; nasceva una casa editrice impegnata nella diffusione di nuove metodologie per l'insegnamento delle lingue classiche; grandi studiosi di ogni nazione venivano a passare periodi di studio e d'insegnamento presso la sede dell'Accademia.

 

   

 

La rete internazionale e i nuovi convegni

S'organizzava così sempre più una rete internazionale di scuole, docenti, studenti; nel 2006, dal seno del Vivarium novum, nacque Philia, un'associazione di giovani studiosi dell'umanesimo, che pose la sua sede a Praga; e nel 2007 s'organizzò l'imponente convegno Humanitas, celebrato nelle più splendide sedi che la città di Napoli poteva offrire; alla settimana di studi parteciparono oltre trecentocinquanta studiosi da tutt'il mondo, che vollero ribadire la necessità d'una rinascita d'un umanesimo dalle solide basi storiche, che si confrontasse con le sfide del presente, dalla politica all'educazione dei giovani, dalla tolleranza religiosa al rapporto con le scienze e la tecnica, dalla lotta all'effimero allo sviluppo d'una sensibilità per il bello nell'arte e nella musica. A quest'incontro seguì l'anno dopo la serie di seminari intitolati Litterarum vis, che si tennero per dieci giorni in Ungheria, tra Szeged e Budapest, con la partecipazione di centinaia di giovani e docenti, e si conclusero nella sede dell'Accademia delle Scienze sulla rocca di Buda.

   

La ricerca d'una nuova sede

Mentre si suscitava dunque un grande interesse internazionale per il movimento che andava sempre più crescendo e sviluppandosi, il dialogo con le istituzioni pareva approdare all'individuazione d'una sede che ne valorizzasse l'attività culturale, consentendo d'accogliere molti più giovani e promuovere ulteriori iniziative a tutto vantaggio della collettività e del territorio. Per lungo tempo si parlò del complesso dei Camaldoli di Torre del Greco, dove ebbe luogo anche la cerimonia finale del convegno Humanitas; poi furono avanzate altre proposte: la Villa Favorita d'Ercolano, la reggia del Quisisana a Castellammare di Stabia, il Castello di Baia. Di là da infinite riunioni e dibattiti, però, nulla fu fatto di concreto.

Nel gennaio 2009 una congregazione religiosa, con la quale erano già vivi cordiali rapporti d'amicizia sin dal convegno Docere del 1998, propose al Vivarium novum di trasferire la sua sede a Roma, in un magnifico edificio sito sulla via Aurelia, in località Castel di Guido, dotato di tutto ciò ch'è necessario a un Campus internazionale. La munificenza, la liberalità e la lungimiranza culturale dei Padri della congregazione, dunque, ha permesso quello sviluppo e quel cambio di prospettiva che studenti e studiosi di tutt'il mondo attendevano da anni. Ora fata viam invenient.